Abballamm, foto Massimiliano MonaIl quarto appuntamento della danza del Ravello Festival è la ripresa di un tema assai caro alla direzione artistica, ovvero l’ideale staffetta tra popoli così differenti ed apparentemente fuori asse come gli Stati Uniti e Cuba della scorsa edizione e l’Israele di Ohad Naharin e la Palestina della Sareyyet Ramallah di questi giorni ospiti sul belvedere di Villa Rufolo. E dunque Ravello diventa sempre di più il belvedere della grande danza senza sé e senza ma, come del resto lo è sempre stato per la musica sin qui.

Il passaggio del testimone mediorientale c’è stato sabato 22 luglio, con una serata dal duplice tema del karma: il primo titolo, “Palestinian Karma” di Bassam Abu Diam, è stato dedicato al tema dei muri da abbattere e alle storie di emigrazioni ed integrazioni. Il secondo, “Revolving Karma” di Fabrizio Esposito, è stato centrato invece sul karma propriamente inteso come relazione di causa-effetto connesso non solo ai comportamenti, ma anche e soprattutto alle emozioni che li muovono. Nel corpo di ballo del progetto “Abballamm’!”, selezionato per l’occasione da Fabrizio Esposito e dal responsabile del progetto Gennaro Cimmino, sono stati scelti anche due giovani ballerini ravellesi in bella compagnia su un palcoscenico davvero cosmopolita con altri interpreti malesi e palestinesi.

Palestinian dance-school - ph Palestine Monitor (1)Un progetto, dunque, scritto e realizzato nel nome della formazione a tutto tondo, con la direzione artistica sempre più impegnata a far crescere il movimento coreutico regionale a braccetto con i grandi nomi della danza internazionale. L’ultimo salito fin su Ravello è Bassam Abu Diam, che racconta come in questa serata particolare porta sul palco di Ravello giovani artisti provenienti da tre paesi con le loro lingue e la loro cultura impegnati in un gioco di relazioni a tre a due e di gruppo dove l’identità comune si ritrova nella terra e nel corpo con le sue parti nel tentativo di distribuirne il peso oscillante tra il qui e l’altrove, il sotto e il sopra, l’orizzontalità e la verticalità, il vicino e il lontano. È la storia di una umanità contemporanea stretta tra il perimetro circoscritto dell’identità etnica e lo spazio fluido della globalizzazione. “Palestinian karma” inoltre, racconta anche il paradosso di una realtà dove gli incontri avvenuti, impossibili al di fuori del progetto, sono quel limite che lo stesso si è imposto di superare.

Fabrizio EspositoA cornice di tanto lavoro, e collante tra tutti i tasselli internazionali di questo sabato cosmopolita, ecco Fabrizio Esposito, già solista del Teatro di San Carlo di Napoli ed oggi coreografo indipendente a servizio dei tanti ragazzi e ragazze saliti sin qui. Lo stesso Fabrizio Esposito ci ha voluto raccontare il suo karma, quello del revolving allestito con Fioravante Botta e Luigi De Stefano. Il filo conduttore scelto da Laura Valente per l’edizione di quest’anno è il “muro” o, meglio, i “muri”, in tutte le loro accezioni – racconta il coreografo – Ma, com’è ovvio, il richiamo al momento più vicino a noi è certamente tutto ciò che ruota intorno alla questione migranti: i muri “fisici” dei paesi che alzano le barriere contro i nuovi arrivati; i muri “ideologici” ed “emotivi” che alziamo con la paura e la diffidenza. Un modo di fare, di esistere, praticamente innato negli esseri umani, che si ripresenta da millenni e non accenna a scomparire e che, per questo, è destinato ad essere ripetuto all’infinito, o almeno fino a quando non si deciderà a far prevalere un diverso tipo di coraggio, e non solo quello che fa difendere ad oltranza lo status quo. In quest’avventura non posso dimenticare i miei assistenti alle coreografie Luigi Pagano, Luisa Clemente ed Alessandra Vottariello, la drammaturga Maria Rosaria Einaudi, la voce narrante di Giuseppe Pavarese ed il vocalist Alessio Esposito. Tutto realizzato sullo spartito di Luigi Mogrovejo e Ludovico Einaudi.

Massimiliano Craus