Un mese di Aprile dedicato alla danza contemporanea quello del Teatro Stabile di Napoli, in cui una suggestiva atmosfera di contaminazione tra il nord e il sud dell’Europa incontra l’Oriente. Con la rassegna  Primavera in Danza arrivano in scena Rocco, Two e Bolero dei coreografi Emio Greco e Pieter Scholten, Yama di Noa Wertheim e Vivianesque di Gennaro Cimmino. Una miscela di stili perfettamente riuscita, studiata per soddisfare un pubblico eterogeneo composto sia da estimatori del mondo della danza che da non esperti appassionati al teatro nelle sue molteplici espressioni.

ROCCO COREOGRAFIA EMIO GRECO E PIETER C SHOLTEN6)Ad inaugurare la rassegna ci pensa il coreografo italiano, olandese di adozione, Emio Greco al momento tra i più acclamati e premiati coreografi della scena internazionale. Rocco, tratto dal film Rocco e suoi fratelli di Luchino Visconti, racconta la storia di un pugile ed è una creazione la cui scenografia cattura l’attenzione fin dal primo passo in platea: il sipario aperto, un ring sul palcoscenico, due pugili seduti negli angoli a fumare sigarette. Una prima parte lenta e poco interessante lascia però subito il posto ad un crescendo inarrestabile di sequenze che mostrano una danza contemporanea di stampo neoclassico dinamica e complessa in un’alternanza di aderenze e opposizioni al registro musicale.

Lontano dalle provocazioni, dall’ironia e dalle allusioni al mondo omosessuale presenti in Rocco, il lavoro dell’israeliana Noa Wertheim, Yama, lascia un vuoto immenso nell’animo di chi osserva. Un vuoto dovuto alla consapevolezza di aver preso parte ad una preghiera collettiva che mira allo stesso tempo ad una presa di coscienza riguardo il male inflitto al pianeta e la conseguente voglia di riscatto e di rinascita. Ogni azione genera una reazione e i cubi neri che scendono dall’alto opprimendo i danzatori e disegnando ombre scure sul pavimento ricordano il male, la distruzione, la necessità di invertire la rotta per salvare una natura violentata. Le luci perennemente soffuse, i costumi neri, le musiche originali di Ran Bagno a tratti dolci e a tratti angoscianti creano un sentimento collettivo di religioso silenzio fino a quando il pubblico, a lungo ipnotizzato, esplode in infiniti e fragorosi applausi finali. La tecnica dei danzatori della compagnia israeliana tra le più apprezzata al mondo soddisfa i palati più esigenti: nulla è lasciato al caso, tutto è preciso all’inverosimile trasudando forza esplosiva e docile morbidezza.

YAMA VERTIGO DANCE COMPANY (8)

Two e Bolero, firmati ancora Emio Greco, mirano con differenti peculiarità a suscitare nell’osservatore due tipi di reazioni assolutamente contrastanti. La prima coreografia ad andare in scena è Two: due interpreti che danzano talvolta all’unisono talvolta in opposizione e altre ancora in successione il medesimo movimento creando un dialogo di affinità tra la simbiosi e il reciproco assecondarsi. La perfezione del sincrono dà un’idea precisa dell’ossessivo lavoro svolto in sala prove, sfociato però in un lavoro coreografico che viene percepito più come uno studio che come una creazione finalizzata alla scena e rischia, in più momenti, di tediare per la ripetitività ed estrema semplicità del gesto, pur convincendo il pubblico dell’estrema difficoltà nel metterlo in atto.

emiogreco_ballet-national-de-marseille_two_foto-di-©jean-charles-verchere-2Bolero ha invece tutt’altra natura: viscerale, sensuale, energico. Costruito sulla musica del celeberrimo Bolero di Maurice Ravel contaminata dai suoni di Pieter Scholten, questa coreografica di circa 30 minuti immobilizza per la raffinatezza e per la forza dirompente con cui i danzatori eseguono ogni movimento. Gesti impercettibili delle mani si mescolano a profondissimi piegamenti delle gambe e repentine torsioni del busto; improvvise discese al suono diventano spirali e spasmi che assecondano il pulsare delle percussioni. Solo un po’ di luce bianca e nessuna scenografia, semplici, ma incisivi, i costumi di voile tra il grigio e il carne e un’overdose di carattere sprigionato da ogni singolo elemento di un gruppo assolutamente incisivo. Al centro del palco il coreografo e danzatore Emio Greco s’impone sulla scena come un guru, un maestro, un motore che innesca da solo la miccia e con i danzatori fa esplodere la scena.

Immagine VivianesqueA concludere la rassegna è Vivianesque del coreografo napoletano Gennaro Cimmino, direttore artistico della compagnia Körper. Un lavoro in prima assoluta creato ad hoc per il teatro Stabile di Napoli e andato in scena al Teatro San Ferdinando. A voler condensare in un solo aggettivo il carattere di Viavianesque si può senza dubbio dire che sia coraggioso e questo per numerosi motivi: un’ora di danza nella totale assenza di musica – tranne due minuti di forte musica strumentale – canzoni tratte dal repertorio di Raffaele Viviani tutte eseguite a cappella, ricchezza di riferimenti alla tradizione napoletana attraverso i personaggi dello stesso Viviani e poi corpi nudi, volgarmente, ma fieramente esibiti. Uno spettacolo che vede in scena un folto gruppo di danzatori, tutti campani, talentuosi nei pezzi danzati e dinamici e ancor più in quelli puramente interpretativi. La caratterizzazione dei personaggi sfacciata e volgare, malinconica e tragicomica e a tratti eroica parla di una città ancora in cerca del proprio riscatto e altalenante tra un’idea di eterna attesa per un cambiamento che forse arriverà da chissà dove e l’idea di attuare a partire da se stessi quello stesso bramato cambiamento. Un lavoro che forse necessita di un ritmo più scandito nell’alternarsi dei quadri, un lavoro talmente insolito da avere paura di se stesso, ma trovato il coraggio dell’impulso iniziale da cui tutto probabilmente partì può senza dubbio fare tanta strada.

Manuela Barbato