Il Napoli Teatro Festival Italia si è ritrovato di nuovo senza direttore, ma stavolta per pochi giorni. Nemmeno il tempo di interrogarsi (appoggiando o polemizzando) sul perché Franco Dragone, ex fondatore e regista del Cirque du Soleil, nonché (discusso) direttore artistico dell’ottava edizione della manifestazione teatrale, avesse deciso di consegnare le sue dimissioni al Cda con tanto di frase di accompagnamento: «Non sono stato messo in condizione di lavorare», che subito è arrivato (stavolta con squilli di tromba) la nomina del nuovo direttore, napoletano, dall’indiscusso prestigio, notorietà e, non ultimo, serietà: Ruggero Cappuccio, autore, scrittore, regista di teatro e d’opera.

portrait_dragoneUltimo strascico del passaggio di Dragone (che non ha contrassegnato un’edizione semplice a partire dal contestato, e mai attuato, show di Al Pacino) le dichiarazioni del Cda che, ringraziando l’artista italo-belga, ha ricordato «di aver tempestivamente approvato i suoi programmi relativi alle attività natalizie ed all’edizione del festival 2017. Programmi, peraltro, già presentati nei tempi e nelle modalità previste presso i competenti Uffici regionali».

In ogni caso Dragone, pur rispettato e stimato artista, fa parte del passato. E com’è d’abitudine fare in questa città il passato, pur restando attaccato addosso, viene accartocciato e gettato via come carta straccia. Spazio (sia mentale che tangibile), dunque, al nuovo che viene sempre (al di là del nome) accolto come un eroe, un salvatore, colui che risolleverà le avverse sorti portando una rinascita, una riuscita, magari anche un miracolo se gli riesce.

ruggero-cappuccio-Stavolta tocca a Cappuccio diventare protagonista della scena. Strano a dirsi (e ci sarebbe da riflettere) sul perché il direttore artistico di una manifestazione internazionale, con tanto di nomi, numeri, location, artisti, grafiche, scenografie e costumi, diventi quasi più importante del festiva stesso. Ma con Ruggero Cappuccio – direttore dell’apprezzato festival cilentano “Segreti d’autore”, nonché finalista al Premio Strega nel 2008 con “La notte dei due silenzi – Storia d’amore al tempo del Regno delle Due Sicilie” e vincitore nel 2011 del premio Napoli con “Fuoco su mare” – in molti hanno tirato un sospiro di sollievo, sia per la tempestività (che non ha dato adito a una roulette vertiginosa di nomi, nomignoli e nomoni) sia per la nota professionalità dell’artista in questione. Ora, al di là delle intenzioni iniziali di Cappuccio, c’è ancora da aspettare per scoprire, toccare e godere della sua direzione artistica. Nel frattempo la speranza partenopea – di vedere (o rivedere) un festival internazionale che sia radicato nella città, nei suoi luoghi e nelle sue così pubblicizzate (oramai) viscere – si è ricostruita, ricomposta e lo accoglie con buoni auspici.

Anna Marchitelli