L’aveva promesso a più riprese la scorsa estate la direttrice artistica del Ravello Festival Danza Laura Valente, con un occhio al presente di quei giorni e l’altro, assai più lungimirante, al futuro di questi giorni afosi di giugno. Aveva promesso che la danza a Ravello avrebbe non solo scalato il promontorio più bello del mondo per affacciarsi dal Belvedere con orgoglio e determinazione ma, soprattutto, avrebbe saputo e potuto anche abbattere i tanti muri alzati qua e là per il mondo. E quell’operazione un po’ spregiudicata e, addirittura, quasi in controtendenza ha adesso le fondamenta con nomi e cognomi a braccetto dei buoni propositi di Laura Valente. Ma tra queste righe ci piacerebbe snocciolare solo en passant il viaggio tra i muri del mondo di questa edizione del Ravello Festival Danza, con un luglio che si prevede infuocato e con un programma mozzafiato, almeno quanto il Belvedere di Villa Rufolo.

Karole-ArmitageA cominciare dalla primissima rappresentazione coreutica affidata alle mani esperte di Karole Armitage, già presente lo scorso anno, a cui per il 2 luglio è stato commissionato “The Wall”, al fianco di uno dei maggiori artisti contemporanei, Francesco Clemente, al suo debutto in un lavoro coreografico.  Nello spettacolo Clemente dipinge dal vivo un giardino idilliaco dove “si può abitare e anche devastare”, mentre la voce recitante di Alba Clemente (sua moglie nella vita, che firma anche i costumi) scandisce i versi del poeta greco Kavafis. Qui i muri fanno riferimento alla violenza dei conflitti che attraversano il mondo contemporaneo. Uno spettacolo di danza, arte, poesia e musica che vuole essere un messaggio di unità proprio a partire dalla genesi della creazione artistica. Nella prima parte della serata i solisti del New York City Ballet e dell’American Ballet Theatre, guidati dal primo ballerino Daniel Ulbricht, sono in scena in “Balanchine in the dark”, omaggio alle creazioni storiche di George Balanchine. Un abbraccio ideale al talento unico del coreografo che, grazie al viaggio intrapreso dalla Russia all’America attraverso il mare , il “più liquido dei muri”, ha dato vita ad uno stile americano del balletto.

Daniel-Ulbricht

Il secondo appuntamento dell’11 luglio è invece dedicato alla pluripremiata Marie Chouinard, peraltro neo-direttrice della Biennale Danza di Venezia, chiamata a rivisitare a Ravello due dei suoi capolavori: il primitivismo lunare de “Le sacre du printemps” e, soprattutto, “Les 24 Préludes de Chopin”  rimontata appositamente per il Festival in una residenza con i danzatori del confermatissimo progetto di formazione Abballamm’, già apprezzata fucina di idee, talenti e creatività della prima scorsa edizione il cui responsabile del progetto Gennaro Cimmino è come sempre coadiuvato dalla coordinatrice Susanna Sastro.

NaharinIl 19 luglio l’ambiente si surriscalda ulteriormente: si arrampica per la prima volta fin su Ravello il coreografo israeliano Ohad Naharin con la sua Batsheva Dance Company. Scriviamo di uno dei maggiori coreografi ed innovatori in circolazione che, nella sua esperienza di vita, ha dovuto abbattere davvero molti muri. Cresciuto in un kibbutz, a fianco del suo gemello affetto da autismo, ha inventato per lui un vero e proprio linguaggio alternativo, che è diventato la sua poetica espressiva, grazie al suo metodo “Gaga”, simbolo di quella positiva creatività israeliana che cerca di costruire ponti e trovare soluzioni. In questi termini “Decadence” condurrà dunque lo spettatore per mano tra le creazioni che lo hanno reso celebre.

E poi il 22 luglio largo ai giovani, quelli che già l’anno scorso hanno riempito le sale e le scene del Ravello Festival Danza contribuendo all’incredibile successo. Quest’anno si celebra la doppia partnership con l’Accademia di Danza e Sareyyet Ramallah/Palestine International Award for Excellence and Creativity. L’idea formativa racchiude in sé, come in una matriosca dell’inclusione, obiettivi didattici e finalità educative da sprigionare ai circa sessanta allievi partecipanti, selezionati da tutte le province campane nella giovanissima età dai tredici ai vent’anni. Ed in scena Fabrizio Esposito, già ballerino del Teatro di San Carlo di Napoli, accompagnerà “Palestinian Karma”, che narra in danza storie di emigrazioni e integrazioni, con il suo “Revolving Karma”, ispirandosi alla leggenda di Tirreno ed al karma che ogni popolo si porta sulle spalle.

matteo_levaggiPopolo che ritroviamo unito sotto il tricolore sventolato il prossimo 29 luglio con orgoglio da Alessio Carbone, interprete di spicco del Teatro dell’Opéra di Parigi, che ha voluto riunire attorno a sé gli altri danzatori del teatro parigino ne Les italiens de l’Opéra de Paris. “Nuit de la danse” sarà l’ultima notte della danza sotto le stelle di Ravello e del suo Festival. Si porteranno in scena Bournonville, Béjart, Balanchine e Garnier in un omaggio al repertorio classico del grande teatro francese. A seguire, in prima assoluta, Simone Valastro a cui é stato commissionato dal Festival un’inedita traduzione in danza dei temi dell’immigrazione, della diversità, dell’integrazione e della rinascita in “Bread and Roses”. Completano la creazione i costumi dell’icona della moda Christian Lacroix che ispira anche la seconda prima assoluta della serata, “Black Dust” di Matteo Levaggi, coreografia scandita dalla partitura originale di Lamberto Curtoni, ispirata a “Black Star” del compianto David Bowie.

Massimiliano Craus