Se i muri si potessero abbattere solo attraversandoli come si fa sorvolando gli oceani saremmo già a metà dell’opera. Almeno a Ravello avremmo già goduto dell’immaginifico contributo di Karole Armitage e di Marie Chouinard sul belvedere di Villa Rufolo e nei cuori delle centinaia di spettatori accorsi fin sui tornanti di Ravello. Ma poiché tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, ecco il contributo concreto di Ohad Naharin, immaginato e realizzato per il fratello gemello autistico con cui il gigante della coreografia israeliana ha voluto abbattere il più odioso e spinoso muro dell’esclusione, della paura e dell’indifferenza rispetto alle diverse abilità. Saremmo qui a scrivere per giorni dei contenuti al di qua ed al di là dell’animo di Ohad Naharin e non sapremmo neanche farlo. Per cui ci limitiamo a scrivere di “Decandance”, meraviglioso titolo proposto a Ravello mercoledì 13 luglio sul belvedere di Villa Rufolo.

Ohad NaharinScriviamo di una miscellanea perfettamente riuscita dei titoli più belli e conosciuti di Ohad Naharin, ideatore del metodo Gaga ma soprattutto uno dei più grandi innovatori della danza contemporanea. “Decadance” è stato pensato per celebrare i primi dieci anni di direzione di Ohad Naharin stesso nella sua Batsheva Dance Company, con un compleanno festeggiato con un titolo divenuto prestissimo celebre e rappresentato in tutto il mondo, fino alla prima assoluta di mercoledì 19 a Ravello del coreografo e della sua stessa creatura. Una miscellanea, dunque, dei vari estratti di “Zina” (1995), “Kyr” (1990), “Telophaza” (2006), “Anaphase” (1993), “Mabul” (1992), “Sadeh21” (2011), “Naharin’s Virus” (2001), “Zachacha” (1998), “Three” (2005) e “Max” (2007).

E così a Ravello ci si arrampica per un altro mito vivente della danza mondiale. Da quando nel 1990 venne nominato direttore artistico della Batsheva Dance Company, nel corso degli anni Ohad Naharin ha creato per la compagnia, ivi compresa la Batsheva-Young Ensemble, oltre  trenta lavori innovativi. Le sue creazioni sono state documentate peraltro in numerosi film: le prove con la compagnia Cedar Lake Contemporary Ballet proprio durante la ripresa del titolo “Decadance” proposto a Ravello sono state oggetto del documentario “Out of Focus” del 2007 del regista Tomer Heymann’s, mentre nel 2015, con la regia dei fratelli  Heymann, è stato realizzato il documentario sulla vita di Naharin “Mr. Gaga”. Un impegno internazionale con la radice fortemente israeliana, con una sede a Tel Aviv che è ben più di un normale punto di riferimento. Il gigante e la sua montagna sono lì non per caso, soprattutto se si pensa al suo vissuto artistico con Martha Graham che, tra l’altro, è stata la prima musa ispiratrice della stessa Batsheva Dance Company.

Decadance By Maxim WarrattFondata nel 1964 per iniziativa della baronessa Batsheva de Rothschild, che peraltro aveva designato la pioniera della danza moderna statunitense Martha Graham come primo consulente artistico, è oggi tra le più importanti del mondo, insieme alla scuola The Young Ensemble. E’ di fatto anche la più grande compagnia israeliana con oltre duecentocinquanta spettacoli e circa centomila spettatori ogni anno e che a Ravello ha in parte modificato “Decadance” per il rispetto degli spazi e degli ambienti circostanti il belvedere di Villa Rufolo per cui, a maggior ragione, si può assolutamente parlare di site-specific con la mano paziente e lungimirante della direttrice artistica Laura Valente.

Con tutto che ruota attorno all’ospite attesissimo. Un tutto che fortifica ancor più il personaggio ed il posto che l’accoglie, con una forza d’inerzia che del resto l’ha reso celebre nel mondo con il suo metodo Gaga, voluto per il fratello gemello autistico ma, soprattutto, per tutte le relazioni che possono e devono essere salvate al di là di tutto. Non a caso le sue dichiarazioni più lette sono proprio le seguenti, così aderenti al tema dei muri di questa sessantacinquesima edizione del Ravello Festival: il mio metodo Gaga cerca disperatamente di costruire ponti e trovare soluzioni anche se viene penalizzata proprio per questo. La direzione artistica di Laura Valente ha quest’anno offerto un pilastro in più per un ponte ancora più solido, avviato un bel po’ di anni fa dal gigante che viene dal lontano.

Massimiliano Craus